Questo brano rappresenta una sintesi della filosofia dei Micceros, sintetizzando nel contempo con il testo e con il climax musicale la magia della setta miccica. ....ma a quali prove occorre sottoporsi per entrare a far parte della sublime loggia ? E' molto semplice: si deve semplicemente ascoltare la nostra musica !!
Il pezzo consta di una breve introduzione vocale, seguita dal brano musicale vero e proprio. Durante il processo introduttivo alcuni demoni intonano lamentevoli vocalizi, mentre vengono torturati da spasmi orrendi, impersonando il buio dell'oblio e dell'ignoranza. Il silenzio riverberato tra i gemiti contribuisce a inquadrare lo spazio e il tempo in una gora dimenticata dove la consapevolezza e la coscenza sono vinte da un tempo infinito. Poi con un gemito parte il pezzo e la musica inizia a dipanarsi in un climax edificante che contribuisce a rilassare l'ascoltatore, mentre le strofe si rincorrono in un chorus abilmente ricamato.
A questo punto l'ascoltatore distratto potrebbe pensare che l'astio e la dissoluzione dell'intro siano in contrasto con la serenità e la sobrietà della nenia intonata dalla chitarra, e in vece NO !!
Ascoltando attentamente il testo si evince come la fabula si intreccia in un coacervo di vicissitudini da bancone, scandite dal ritmo delle percussioni inesorabili nella loro semplicità. Un paese disabitato fa da cornice ad una allucinazione nella quale il vomito stesso del protagonista - nel quale l'ascoltatore non farà fatica ad identificarsi - sembra parlargli, rivelandogli segreti concitati.
Alcune figure retoriche si alternano e altalenandosi caoticamente scandendo il ritmo della narrazione musicale, quali la fiacchezza post trauma, la presenza delle tenebre, la sindrome ossessivo compulsiva, la paranoia da ubriachezza, il ricorrere all'intervento di un rappresentante derubandolo del vino con un complice ;-)
La scelta di ricorrere ad un cantante non perfettamente intonato, a chitarristi bestemmiatori e a coristi con gravi problemi di dizione, nonchè all'impiego di tasteristi capionatori, è da imputarsi alla necessità di poter ostentare elementi allorquanto esperti in materia e sempre pronti a mettersi in discussione, sperimentando se richiesto senza timore alcuno pericolose avanguardie durante le sessioni di registrazione.
E' significativa la presenza dei Re Magi che ci riportano con la mente a Colonia, antica città che da secoli custodisce e venera le reliquie dei Magi. Questi versi evocativi eleggono il cantante protagonista di questo drama a re della città, Erode reincarnato di noi ascoltatori che siamo bambini davanti alla meraviglia della musica, pronti a chinare il capo per gli oltre sette minuti di delirio acustico onde offrirci simbolicamente in sacrificio supremo.
Quest'opera è un fulgido esempio di simbolismo, abilmente impiegato al servizio dell'elettronica, anch'essa subordinata alla resa fotografica di immagini, utilizzando i suoni come pennellate sulla tela di un pittore impressionista pazzo. Alla luce di questo approccio la citazione del "Fachiro Casimiro" ci teletrasporta sulle scalinate di Odessa, richiamando apertamente l'Eisenstein della carrozzina e dell'occhio della madre.

(cliccare sull'immagine per ascoltare il brano inciso in formato ogg-vorbis, in caso ne foste sprovvisti cercate su google x scaricare un player compatibile)

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